Storia

L'abitato si sarebbe costruito prima dell'anno Mille, forse con lo spostarsi verso i monti della gente padana, minacciata dalle scorrerie barbariche.

A Bione ebbe sede una pieve, e una fortificazione sarebbe esistita ancor prima dell'epoca carolingia: l'originaria pieve, alla quale apparterrebbero i frammenti di un pluteo del sec. VIII-IX rinvenuti nel 1955 durante gli scavi per le nuove elementari, doveva essere di dimensioni modeste: ne è rimasto il campanile, ristrutturato nel 1952.

Appartenevano al territorio di Bione le miniere argentifere che nel '200 venivano sfruttate a Visello, ora dipendente da Preseglie.

Nel 1407 Pandolfo Malatesta concesse alcuni privilegi al paese, che nel 1427passò sotto Venezia, ottenendone nel 1452 varie esenzioni, compresa quella dal contribuire all'alloggio di cavalli e soldati.

Nel 1440 il doge Foscari diede Bione in feudo ad Aldreghino della Nozza, come compenso per i servizi resi dal padre Galvano alla Serenissima.

Nel '700 veniva allevato il baco da seta, per la produzione di un particolare"piccola galeta bionina", propria di questa zona. Nella secondametà del '700, oltre alle epidemie, la zona dovette subire le prepotenze di vari banditi, tra i quali quel bionese Bernardino Cavagnino, detto il Gobbo Vescovo, che nel 1764 partecipò al saccheggio del mercato di Desenzano.

Nel 1797 entrò in Bione la colonna del generale napoleonico Giuseppe Lechi: si ricorda un Antonio Bonomini, detto Maoncino, che per il suo atteggiamento controrivoluzionario dovette prendere la via dell'esilio e fu condannato in contumacia.